Le pagine di Claudio Bolognini
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Caro Claudio, ho deciso di scriverti qualcosa delle molte che vado pensando in qua e in là, specie mentre e dopo che ho letto il tuo (ultimo) libro (tra l'altro mi è venuta voglia di rileggere i primi 2.. le seconde e terze letture sono molto più intense e raccontano sempre nuove cose...)

E' sempre il tempo che (mi) manca, tempo per fermare ciò che senti, pensi, vedi ..e per comunicare ..magari pensi che agli altri non importa, o che alla fine niente conta più niente.. Così ci tengo a non perdere questa occasione per scriverti, anche se non è così importante quello che leggerai... sono uscita dal tuo libro con gli occhi lucidi, come Riccardo (nome che mi è molto caro..)..mi piace come tratteggi le situazioni, specie quelle ad alto impatto emotivo.. le lasci intuire, senza dilungarti e senza spreco di parole, senza la ricerca dell'effetto.. e questo, mi ripeto, mi piace molto, in un mondo che punta all'eccesso ed essendo io stessa una persona "eccessiva", che combatte da sempre una dura battaglia per la conquista della misura.. in questo tuo modo ritrovo molto di te, della nostra conoscenza antica, dei tempi di Rovigo e dintorni.. del tuo essere discreto e leggero ma non elusivo o inconsistente (perchè a volte dietro il tratteggio c'è solo il nulla...ma per te non è così..), come tu accarezzassi chi ti sta attorno per non invadere, per non disturbare, per non rischiare di essere inopportuno...quante volte si entra nelle vite degli altri nel momento e nel modo sbagliato.. a me è capitato spesso, specie in passato..

Gli occhi lucidi, dicevo.. perchè il mancare di Marta, annunciato ed atteso dall'inizio, è sotteso a tutto il dipanarsi del racconto e mi ha legato il respiro...un po' come la vita stessa, la mia almeno, legata a una continua ambivalenza.. per cui anche nei momenti più felici c'è un tratto di minaccia.. e nei momenti più dolorosi prepotente si affaccia la speranza.. ed è forse per questo che indulgo così poco ai rimpianti, perchè in ogni situazione, anche la migliore, c'è un aspetto umbratile.. la vita è un continuo chiaroscuro, dietro la luce c'è sempre un'ombra.. e, pur considerando Guccini il Vate, non posso dire che a 20 anni era tutto intero.. non per me.. perchè dunque rimpiangere? io sono riuscita a prendere in mano la mia vita, davvero, dai 40 anni in poi.. anche se ovviamente pure in questa condizione ci sono tante ombre.. le persone che non ci sono più, innanzitutto.. che sono ferite cicatrizzate ma che non smettono mai di tirare, dentro.. poi le forze che calano.. o comunque cambiano.. e la fiducia che cambia colore, mutando in amarezza, quando non in cinismo.. e i sogni che impallidiscono...e le relazioni che stringono...

E' proprio per questo che è così importante coltivare il proprio posto delle viole.. il mio è sicuramente in un nascondiglio del cuore.. molto sensibile alle sfumature della luce.. che ora in campagna osservo come mai prima in città (e ho notato che hai un modo particolare di usare i verbi riferito al sole, ai tramonti,alla luce nelle diverse stagioni)...molto raramente si esprime e viene fuori.. Per questo ti "invidio", nel modo più affettuoso e delicato del termine.. perchè hai trovato il tuo modo per tenerlo vivo.. perchè la scrittura è un miracolo, secondo me.. o un vizio (meraviglioso)..come ha definito la parola sempre Guccini..molti mi invitano a scrivere, da sempre... ma occorre tempo.. e pazienza.. e nella mia vita ho raccolto e lanciato continuamente sfide, che assorbono (e sviluppano anche, a dir la verità) sempre più energie  e non lasciano molti spazi.. e nel posto delle viole, come giustamente scrivi tu, il tempo scorre lentamente...perchè entrare in contatto profondo con se stessi, sentire e lasciarsi sentire, richiede ritmi e pensieri diversi da quelli in cui e su cui ci affaccendiamo nevroticamente..quindi per ora poca scrittura.. molta lettura.. molti pensieri.. mille sguardi curiosi al mondo.. ai tramonti infuocati.. alle albe splendenti.. alla luna che mi sorride sul letto.. ai cieli minacciosi delle tempeste in pianura.. e molto prodigarsi, specie per i miei ragazzi.. le mie vere opere d'arte.. tenendo aperto il cuore e vigile la consapevolezza...perchè alla fine la felicità altro non è che provare a vivere in un modo in cui ci riconosciamo, che ci assomigli.. il problema vero è capire e accettare chi siamo...

Scusa se mi sono dilungata e ricevi il mio abbraccio

Lorena